ERIC GILL: DEMONE O GENIO

Mauro Colombo

Eric Gill (1882-1940) non è una figura mainstream. Non lo è mai stata nemmeno nel momento più prolifico della sua arte creativa, che si è espressa nell’illustrazione, nella scultura e nel design di meravigliosi caratteri tipografici.

Eric Gill, vita di un artista controverso

Gill è stato un personaggio che ha sempre vissuto in modo contraddittorio e a suo modo controcorrente, a partire dalla sua adesione, nei primi anni del secolo, al movimento “Arts & Crafts”, un cenacolo di artisti, intellettuali e designer nato come reazione all’industrializzazione di fine ‘800 che privilegiava la produzione su vasta scala a discapito della qualità costruttiva e progettuale.

Queste comunità vivevano in villaggi isolati, spesso ai margini di boschi e brughiere. I loro componenti intendevano la vita come una piena esperienza a contatto con la natura, idealizzavano il lavoro artigianale come forma d’arte, e rifiutavano le logiche commerciali. Eric Gill visse con moglie e figli in alcune di queste “comuni” dedicandosi all’arte e, soprattutto, alla scultura.

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Una recente biografia svela aspetti oscuri della sua vita, di come nonostante una fortissima religiosità, vivesse con disinvoltura pratiche quali l’incesto e la zoofilia, perseguendo stili di vita che la rigida morale britannica dei primi anni del ‘900 avrebbe catalogato come immorale, quando non addirittura criminale.

I suoi studi di arte e architettura furono la base sulla quale costruì la sua carriera. Fu tra l’altro allievo prediletto di Edward Johnston, Il geniale disegnatore di famosissimi caratteri tipografici tra i quali quello che porta il suo nome, realizzato nel 1913 per la metropolitana di Londra, rimasto immutato per oltre 70 anni.

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Le molteplici influenze di Eric Gill

La conversione al cattolicesimo nel 1913 ebbe forti influenze sulla vita di Gill (divenne anche membro laico dell’ordine Dominicano) ma soprattutto sulla sua attività di scultore e artista. Il suo stile espressivo risentiva molto di influenze dell’arte paleocristiana, con rimandi alla scultura orientale e medievale europea.

Le sue opere a carattere religioso cominciarono a conferirgli una certa notorietà. Statue e bassorilievi firmati da Gill cominciarono a diffondersi in tutto il Regno Unito e in America. Università, cattedrali e importanti istituzioni governative facevano a gara per avere opere di questo personaggio un po’ strano, misterioso, che si professava integralista cattolico ma che vestiva come un Mullàh. Splendido esempio sono le statue realizzate da Eric Gill nel 1928 per la nuova sede della BBC, l’iconico palazzo in stile Art Deco di Portland Square.

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Dopo la prima guerra mondiale ricevette numerose commissioni per statue e memoriali che in Inghilterra rendevano omaggio ai caduti del conflitto. Questo gli permise di raggiungere la tranquillità economica che desiderava per approfondire la sua attività di studio e sperimentazione.

Font tipografici: la consacrazione definitiva di Eric Gill

Le sue accurate ricerche sull’arte lapidaria romana e medievale lo influenzarono a tal punto da approfondire la sua attività di Typeface Designer, realizzando font tipografici diventati tra i più famosi e usati al mondo e illustrazioni editoriali. Il Perpetua, ad esempio, la sua realizzazione più nota. Il disegno di questo typeface gli fu commissionato nel 1925 da Stanley Morrison, un influente storico della tipografia, consulente in quegli anni della fonderia Monotype. La richiesta era la realizzazione di un nuovo font destinato a copertine e frontespizi di libri di pregio, che fosse a un tempo elegante ma autorevole. Eric Gill disegnò un carattere fortemente ispirato all’arte lapidaria romana, da cui si distaccava però per la delicata leggerezza di innovative intuizioni nel disegno, come la famosa punta aguzza della a.

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Universalmente conosciuto divenne in breve tempo anche il Gill Sans; Creato originariamente per l’insegna della libreria Cleverton di Bristol, fu in seguito codificato e si impose velocemente come uno dei caratteri tipografici peculiari della sua epoca. Proprio con questa font Eric Gill “svela” l’enorme influenza che ha avuto su di lui il suo maestro Edward Johnston.

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Tra la fine degli anni ’20 e ’30 Gill realizzò molti caratteri bellissimi e tutt’ora usati da grafici di tutto il mondo: dal Solus al Kayo , dal Joanna al Gill Facia, sino allo splendido Golden Cockerel, realizzato nel 1929 per la Golden Cockerel Press per i suoi volumi: questo typeface includeva nella “cassa tipografica”, oltre ai normali caratteri e segni di interpunzione, anche una raffinata sere di “ornaments”, talmente belli e caratteristici da diventare capofila di un nuovo stile di illustrazione.

Inoltre una serie di splendide illustrazioni per libri d’arte e di pregio per numerose riviste e case editrici.

Keep Calm and Carry On

Nel 1939, il governo inglese commissionò all’illustratore Ernest Wellcousins una serie di tre poster “motivazionali” destinati a sostenere il morale della popolazione britannica in vista dell’imminente conflitto.

Wellcousins però era un abile pittore e illustratore, ma certamente non un grafico, e nelle intenzioni del governo questi poster dovevano essere semplici e di facile e immediata lettura. Le logiche progettuali esulavano quindi dalle competenze di Wellcousins il quale, per non perdere la commissione, si rivolse al suo amico Eric Gill.

Questi lo aiutò nell’ideazione della veste grafica, ma soprattutto nel design del font che fu creato appositamente per questi poster, un mix tra il Gill Sanse il Johnston, il famoso carattere della London Underground.

I manifesti ebbero un enorme successo in tutto il regno unito, e legarono la loro immagine agli anni britannici della seconda guerra mondiale. Ironia della sorte, quello che all’epoca fu il meno diffuso dei tre manifesti, il celeberrimo “KEEP CALM AND CARRY ON” in bianco su fondo rosso, con la corona dei Tudor, è una ancora oggi una delle immagini più conosciute e imitate al mondo. Gli albori di una grafica basata su lettering, forme, e colori così peculiari da “codificare” l’immaginario visivo inglese dell’ultimo secolo.

keep calm

L’eredità di Eric Gill

Eric Gill morì nel 1940. Gli sopravvissero la moglie e le figlie che non fecero mai rivelazioni sul lato oscuro della vita di uno dei più grandi artisti britannici del XX secolo. Inevitabilmente una sorta di limbo calò sulla sua controversa figura ma, fortunatamente, non sul suo meraviglioso senso grafico e le sue inconfondibili font che continuano a essere attualissime e splendidamente vive ancora oggi.

In televisione passa di tanto in tanto un programma che vede l’antiquario gallese Drew Pritchard girare in botteghe di robivecchi e negozi di antiquariato del Regno Unito in cerca di mobili, cianfrusaglie e vecchie affissioni pubblicitarie. Ogni volta che inquadrano l’insegna di un negozio o di una stazione, o la placca smaltata di un detersivo ecco per incanto riapparire la magia di Eric Gill, quel gusto per una tipografia elegante, raffinata e squisitamente “British” che ci riporta a un’Inghilterra che (forse) non c’è più

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